Spire 2 - Enrico Coniglio "Songs from Ruined Days"
1 track - 45:14
Download-only

Track listing:
1. Songs from Ruined Days
As part of the Spire project, Touch is pleased to announce this download-only release by Italian artist Enrico Coniglio.
Enrico Coniglio is a Venetian musician who focuses his musical research on the representation of the contemporary landscapes. In relation to his studies in urban planning (University IUAV of Venice), his interest is directed towards the loss of identity of places and the uncertainty of the evolution of the urban territory.
If his music comes mainly from the ambient genre, mixing a droning guitar with field recordings and digital manipulation, on the other hand he’s just interested to document the landscape, meaning to build his personal catalogue of soundscapes, with a particular reference to the Venetian lagoon.
Over the last year he has collaborated with various musicians including Joachim Roedelius, Arve Henriksen, Oophoi and others, and he has releases and podcasts with Psychonavigation, Glacial Movements, Cronica electronica and Laverna net. You can hear a previous release “Sapientumsuperacquis” on Touch Radio.
The present release is a long-drone track mostly based on recordings made in Porto Marghera, a big industrial coastal area on the mainland of Venice, Italy (Winter 2009), now largely on disposal and afflicted by a severe economic and environmental crisis. Part of this work was originally used for a sound work in the “Antares” pavilion of VEGA Park (VEnice GAteway for science and technology) for a photography exhibition as a part of the project "Le nuove vie di Porto Marghera". Other field recordings were made in Vienna, Austria (December 2009), in an attempt to explore the sacral spaces of the city. 'Song from ruined days' is a mix of industrial and liturgical soundscape, a brief journey in the space of a full desolation.
Thanks to Foscara Porchia and Chiara Ambrosi (AIPAI Veneto), owners of the project "Le nuove vie di Porto Marghera", and to Tommy Meduri for the photo.
Reviews
You can read an interview with Enrico published in Tokafi here
Textura (Canada):
In keeping with its title, Enrico Coniglio's Songs from Ruined Days exudes a primarily desolate and even dystopic character during its uninterrupted, forty-five-minute presentation. A download-only release that's part of Touch's Spire project, the Italian artist's latest work is a shape-shifting ambient-drone collage based on 2009 field recordings made in Porto Marghera, an industrial coastal area on Venice, Italy's mainland currently afflicted by severe economic and environmental crises, and in Vienna, Austria. If there's one thing in particular that distinguishes Coniglio's work from that of others in the field recordings-based soundscape genre, it's the degree to which it's focused on distilling environmental settings into sonic form and on capturing the evolution—degradation included—of the urban landscape.
Against a static-encrusted bedrock of reverberant industrial churn, glassy tones and vaporous surges appear, with the mass gradually giving way to a liturgical passage that suggests a church setting where organ playing and rustling movements of people intermingle. Blurry, windswept episodes follow, as do ones involving speaking voices, choral interjections, and industrial ruptures of one kind or another until the piece descends into an electrical swamp in its closing minutes. The impression formed is of a society undergoing collapse, its technological advances undermined by unanticipated cracks in the seams and its rusting machines poisoning the environment as much as benefiting humanity. Shrouded in gloom, the piece unfolds with patient deliberation, moving from one ruined setting to the next, with fragments of choral illumination (a children's choir the most affecting) offering tentative hope for salvation.
Ondarock (Italy):
Non è certo una novità la fascinazione degli sperimentatori elettronici per ambientazioni post-industriali e non-luoghi ove catturare suoni e restituire performance: miliarità architettonica, (assenza di) identità fisica, asetticità ambientale da riempire col suono o con la semplice presenza umana rappresentano concetti sui quali riflettere e con i quali giocare in termini di manipolazione sonora.
Animato da una simile impostazione concettuale, l'artista veneziano Enrico Coniglio non è dovuto andare lontano per trovare l'ispirazione per il suo contributo al progetto Spire, patrocinato dalla prestigiosa Touch e realizzato esclusivamente in formato digitale.
La lunga traccia da quarantacinque minuti "Songs From Ruined Days" da lui destinata al progetto rappresenta infatti il resoconto di un viaggio a Porto Marghera, nel quale Coniglio si atteggia a vera e propria guida, nella narrazione di un abbandono che corrisponde fedelmente a quel processo di desemantizzazione che coinvolge, in termini non dissimili, paesaggi naturalistici, cattedrali industriali e persino città una volta fortemente caratterizzate e adesso vittime di un progressivo svuotamento dalla loro essenza identitaria e del loro contenuto umano.
Per la realizzazione di "Songs From Ruined Days", Coniglio ha infatti utilizzato una notevole mole di suoni catturati in prevalenza proprio a Porto Marghera, alcuni dei quali riprodotti fedelmente in tutte le loro componenti accidentali, altri invece pesantemente manipolati, a creare il tessuto connettivo dell'avviluppante saturazione di drone sulla quale, per tutto il corso della traccia, si innestano sibili e particelle acustiche in continuo moto centripeto.
Ben lungi da un descrittivismo di rassicurante immobilità, quello di "Songs From Ruined Days" è piuttosto un flusso magmatico in continua trasformazione: dai primi cinque minuti di ronzante drone ai successivi innesti organici, dalle incursioni nell'ambient più profonda e spettrale alla granulosa maestosità di aperture dalla forte impronta isolazionista, i primi venti minuti del lavoro descrivono un vitalissimo percorso all'interno della memoria, attraverso una completa rideclinazione percettiva del suono, sospesa tra rilucenti schegge heckeriane e incandescenti distorsioni che possono lontanamente rimandare alle torsioni più astratte di Aidan Baker.
Nel lavoro di Coniglio non vi sono tuttavia soltanto astrattezze ipnotiche e ottundenti, ma accanto ad esse convive lo sguardo profondamente umano dell'artista, che dei (non-)luoghi e dei paesaggi sonori coglie tanto il vuoto quanto l'essenza vitale che li riempie o li ha riempiti. Così, le torsioni droniche si ritraggono, lasciando spazio a suoni organici ben riconoscibili - intorno ai quattordici minuti si distingue un organo che suona le note dell'inno inglese - dialoghi cristallizzati in field recordings e frammenti di un coro religioso, prima accennato (minuto venti) e quindi protagonista di un kyrie eleison (minuto trentatre) che suggella la sacralità del lavoro quale anello di congiunzione tra lo svuotamento post-moderno delle cattedrali dell'industrialismo otto-novecentesco e lo smarrimento di una dimensione spirituale, in qualunque modo intesa.
Il messaggio sotteso a "Songs From Ruined Days" sembra dunque proprio quello che l'inaridimento di questi due cardini fondamentali costituisce la prima causa di annichilimento di ogni identità individuale e condivisa, che abbia ad oggetto persone, luoghi o costruzioni. E il monito è tutto racchiuso nella parte finale della lunga composizione che, rimossi mille innesti sonori che l'hanno caratterizzata in precedenza, si presenta come immersione nelle asfittiche profondità dark-ambient e infine nei tre aspri minuti di distorsione conclusiva, prima che sopraggiunga il silenzio, al tempo stesso benedizione e sentenza inappellabile. [Rafaello Russo]
Rockerilla (Italy):
Aggirarsi in luoghi i più impensati con un microfono binaurale è come avventurarsi nella scrittura di un racconto, si usa il field-recording come strumento per costruire con assoluta precisione una storia che poi verrà raccontata attraverso il suono. Enrico Coniglio è maestro in questo: assolutamente imperdibili i 'fields' downlodabili dal suo sito così come imperdibile è questo suo ennesimo 'racconto' che vede la luce per Spire, colta ed affascinante realtà sulla quale vigila la sempre prestigiosa Touch. Ma entriamo in punta di piedi dentro questi suoni e cerchiamo di capire qual'è la storia che andremo a vivere: Fincantieri di Marghera, l'impatto è sconvolgente! Sul noise creato dalle turbine degli aspiratori si innesta una melodia creando un sorprendente 'effetto cattedrale' che si propaga per tutta la durata del 'racconto'. Quelli registrati sono i suoni degli enormi spazi occupati dalla grande industria, sono i Grandi Molini, la Fincantieri, il MAS, un immenso capannone nel quale si assemblano i pezzi delle navi da crociera, è la liturgia del lavoro che si sposa con quella della preghiera grazie al continuo inserimento di droni che accompagnano il 'lettore' attraverso i due mondi portandolo dagli stabilimenti di Marghera fin dentro la religiosità delle chiese con le sue celebrazioni liturgiche. La crudeltà del duro lavoro e il tentativo di elevazione spirituale in un mondo alla mercè della rovina. [Mirco Salvadori]
The Ruined Cathedral (blog):
Enrico Coniglio is based in Venice, Italy, where he trained as an urban planner, and his music has deep roots in his environment. I reviewed one of his collaborative works a while back, and this year he released Songs from Ruined Days digitally on the Touch sublabel Spire. At first glance it seems like an odd alliance, since Coniglio's only traditional instrument is the guitar and Spire is all about the pipe organ. But Coniglio is operating here as an aural observer, composing this 45-minute work from field recordings, some of which include a pipe organ. Songs from Ruined Days is a poignant indictment of commodification and the resulting dilution of cultural identity, where the pipe organ acts as a symbol of the paradise lost.
The origin of Songs From Ruined Days is a collection of field recordings from industrial sites and cathedrals, both of which Coniglio sees in a state of crisis. The industrial samples feed into deep, buzzing drones with a full sonic spectrum, an aural equivalent of a dense fog through which we occasionally hear incomprehensible voices and other traces of human activity. Sometimes sustained organ tones underpin this fog, materializing quietly, merging into slow melodies and hushed harmonies. Sometimes, it's just static, atmospheric crackles and the oscillation of distant traffic. But three times out of this haze emerges unadulterated liturgical music, startling in its clarity, beauty, sadness and tradition.
These interludes of sacred music bring a sense of holiness to the music, yet these songs are as ruined as the industrial wasteland that surrounds them, corrupted by human frailty and unable to offer any spiritual nourishment. The pipe organ plays a hymn in the first interlude, faintly accompanied by its congregation. The reverberant space around the organ informs us that we're in a cathedral, and we should have a massive choir celebrating in song. Instead, a few voices, out of tune and out of sync, struggle to carry the message. The second interlude is for a choir alone, but they emerge from street noise and transient conversations, a distant rehearsel punctuated by air brakes and other industrial noises. Choir and organ join in an offertory in the final interlude sequence, the organ setting up a beautiful, clear chorale to the Virgin Mary, Kyrie Eleison and a concluding organ postlude. Even here, the liturgical music is overlaid with conversations and street noises, the sound of nobody paying attention. Lord have mercy indeed.
Songs From Ruined Days isn't Coniglio's first piece dealing with the environmental state of the Venetian lagoon and its surrounding industrial park. Field recordings from the factories show up in Abibes, his podcast for Cronica, and the pollution in the lagoon a subtext in Sapientumsuperacquis, a podcast for Touch Radio. Listeners shouldn't be surprised that some of the drones in the earlier work bear more than a passing resemblance to this one, but the overt symbolism of the liturgical music moves Songs From Ruined Days away from a pure ambient work and into a class of its own.
Audiodrome (Italy):
Qui il sound artist veneziano si confronta con il progetto “Spire”, seguito e pubblicato in rete dalla Touch, che nasce con l’idea di prendere una serie di artisti di area ambient/elettronica e dar loro carta bianca sul tema “The Organ - The Emperor of Instruments” e tutto ciò che concettualmente può starci intorno (in primis: Chiesa, cori, religione). Enrico dalle sue parti trova oggi due tipi diversi di “cattedrali abbandonate”: le prime sono quelle di Porto Marghera, le seconde quelle che tutti conosciamo, ormai in parte lasciate vuote da una popolazione che pare abbastanza secolarizzata (ai posteri l’ardua sentenza). Si passa dunque dal rumore delle turbine che si fa quasi drone a un momento di pace temporanea, per poi ripiombare in un altro drone piuttosto sconfortante che scopriamo trasportarci all’interno di una chiesa, così come il suono dell’organo e il campionamento di un coro rivelano chiaramente, prima che Enrico rialzi il livello di saturazione e riporti la traccia in una dimensione più astratta e di nuovo desolante, grazie anche a qualche minimale linea di synth (organo?), ed ecco che ci si ritrova – probabilmente – di nuovo a Porto Marghera, e così via, di sfumare in sfumare. Informandoci sull’origine dei field recordings possiamo capire l’idea-guida di Song From Ruined Days e apprezzare il lavoro da un punto di vista più razionale, ma anche a livello di pura emozione è semplice aderire, specie nelle parti più noise di questo tragitto lungo tre quarti d’ora, con la tensione che riprende anche allo scadere.
Blow Up (Italy):
Continua l'indagine del soundscape della laguna veneziana da parte di Enrico Coniglio, compositore, chitarrista, field recorder che, già in orbita Touch, pubblica questa volta nell'ambito del progetto Spire un'unica lunga traccia, disponibile solo in versione download. L'interesse documentaristico del musicista veneto per il paesaggio contemporaneo (ed in questo caso per le sue derive industriali) si intreccia in questo lavoro con la componente strumentale: un drone di chitarra dilatato e reiterato si interseca con i field recordings dell'area industriale di Porto Marghera (anche se una piccola parte delle registrazioni si riferisce ad una sessione invernale a Vienna). Una sovrapposizione che svela in negativo i contorni netti di un orizzonte alienato, di uno spazio desolato definito da un'operazione di aggregazione musiva degli oggetti sonori che lo compongono, nella minura in cui "gli oggetti che compongono un paesaggio non possono essere semplicemente concepiti nella loro individualità". Un altro tassello significativo che si aggiunge all'antologia paesaggistica di Enrico Coniglio: i tempi sono ormai maturi per un album sulla label di Jon Wozencroft e Mike Harding. [Leandro Pisano]
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